La tavola è stata assegnata a Cecco di Pietro durante
il suo restauro e come tale accolta anche dal De Marchi
che ne ha evidenziato i rapporti con la Madonna dello
stesso autore conservata ad Avignon. Si tratta infatti
di un'opera assai tipica del pittore pisano che è
documentato dal 1364 al 1399.
L'autore, formatosi nella bottega di Francesco Neri da
Volterra, certo il più autorevole pittore pisano del secondo
Trecento, si dedicò infatti ad una pittura elegante e
caratterizzata da una buona perizia tecnica e abilità
decorativa, ma utilizzò per lo più gli stessi modelli
nell'impianto e nel disegno delle sue figure e dei loro
volti per tutta la durata della sua attività, tanto da non
consentire, ove non vi siano esplicitate, di collocare
cronologicamente le opere.
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