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La tavola è stata attribuita a una personalità artistica, forse di formazione senese, attribuita a Pisa a cavallo tra Duecento e Trecento, cui la critica ha dato, proprio a partire da questa Madonna, l'appellativo di Maestro di San Torpè, a cui si riferiscono opere dal 1295 al 1335.

Si tratta della parte centrale rimasta di un trittico su tavole a fondo d'oro con figure sacre a mezzo busto. I due personaggi sono caratterizzati da una impostazione di disegno, nei tratti dei volti e delle mani e nella posizione del Bambino, che ricorda l'arte di Duccio, ma l'ampio volume delle spalle e la posizione dei corpi, orientati per angolo rispetto al fondo rimanda anche alle novità di Giotto. Per questi motivi l'opera è stata datata tra terzo e quarto decennio del Trecento. Tuttavia, per i legami col così detto Maestro della Bibbia di Baltimora (di cui di recente si è suggerita l'identificazione col pisano Nuccaro) che si rintracciano in alcune opere duecentesche del complesso ricostruito negli anni della critica, si è proposto (Caleca 1985) di riconoscere in tale corpus due diversi gruppi. Al Maestro di san Torpè sono infatti assegnate anche, tra le altre, le ancora duecentesche Madonne del Duomo di Pisa (un affresco sulla chiave di volta dell'arco trionfale), del Seminario della stessa città e della chiesa di Cascina Terme; gli viene inoltre attribuito il Crocifisso del Belvedere. Il secondo gruppo, quello più affine alla nostra Madonna, è costituito dalla Madonna in trono nello stesso museo di San Matteo, e dalle Madonne di Campiglia Marittima (LI), di Morrona (PI) e da altre nei musei di Seattle, di Dijon e del Metropolitan di New York.

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