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La Stella del Carmelo - Rivista di Cultura Spirituale della Famiglia Tertesiana Toscana

Dialoghi di Carmelitani

Cercavamo...

Primavera dell'Anno Domini 2000, anno giubilare, colline a sud di Firenze: nove giovani si trovano a condividere la stessa scelta di vita, nonostante la grande varietà di provenienza, di esperienze, di età. Siamo gli studenti Carmelitani Teresiani della Provincia Toscana. Sarebbe bello raccontare una per una le nostre storie e tutti i passaggi che ci hanno condotto fin qui ad Arcetri, soddisfacendo una curiosità probabilmente diffusa: "Che cosa veramente spinge un giovane di 20-30 anni, sano di corpo e di mente, a entrare in convento?" (statistiche alla mano, una via che oggi non intraprende quasi nessuno). E più in particolare: "Perché proprio nei Carmelitani Scalzi?". Sempre che il dubbio non sia invece quello più radicale che ancor oggi tormenta qualche genitore nel suo intimo: "Dove ho sbagliato?". Non crediate, sono le stesse domande che ci facevamo anche noi prima di entrare e - perché no? - anche dopo. Per questa volta la curiosità verrà soddisfatta solo sul punto più strettamente legato al tema di questo numero di Stella del Carmelo: che cosa cercavamo quando siamo entrati. Ora, c'è una piccola ma essenziale premessa da fare: in realtà non sono questi che esporremo i motivi fondamentali che hanno determinato la nostra scelta. In effetti non è stata una nostra iniziativa. Ma sono cose che si vedono chiaramente solo dopo. E naturalmente, sia che avessimo le idee più o meno chiare, sia che ci illudessimo di essere stati noi a scegliere oppure di essere stati scelti perché tutto sommato non troppo malandati, nella nostra ingenuità tutti cercavamo qualcosa, o almeno qualcosa ci aspettavamo di trovare. E il Pescatore di uomini aveva usato l'esca giusta per ciascuno... Bene! Proviamo a immaginare un terzetto di studenti carmelitani, un professo semplice, un novizio e un postulante: i giovani Aymerico, Brocardo e Caprasio. I tre personaggi sono fittizi, ma i nomi sono quelli di alcuni dei nostri santi padri eremiti che dimoravano sul Monte Carmelo nel secolo XIII. Sono costruiti cucendo insieme ricordi e dichiarazioni di ciascuno di noi nove, perciò quel che diranno è del tutto autentico. Semmai un po' contraddicono, ma non molto più delle affermazioni originali. Immaginiamoli riuniti tutti e tre nell'uliveto sotto il convento, nel primo pomeriggio di una bella giornata di aprile, seduti sull'erba fra le pratoline, intenti a discutere di cose spirituali... Che tre frati sacrifichino uno dei momenti più sacri della giornata (il riposo pomeridiano) per qualcosa del genere è cosa assai inverosimile, come tra l'altro anche la presenza di un novizio ad Arcetri invece che a Pisa, ma avere a che fare con individui immaginari ha i suoi vantaci. Supponiamo anche che rispondano subito e di buon grado alle nostre domande (cosa quasi altrettanto improbabile).

Stella del Carmelo: Cari fratelli, provate a tornare con la memoria all'indomani del fatidico "sì". Quando vi stavate beatamente crogiolando in quella profonda pace del cuore che nasce dalla consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, almeno una volta nella vita. Sforzatevi di guardare al Carmelo con gli occhi di allora, non di adesso: che fosse sei mesi o sei anni fa, cosa cercavate?
[I tre si guardano perplessi]
Aymerico: ...
Brocardo: ...
Caprasio: ...
Ay:
Veramente, l'unico punto su cui avevo le idee chiare era proprio quel "sì" spontaneo e libero che solo l'incontro con Cristo può suscitare. Mi sentivo chiamato a scoprire, dietro le mie molte convinzioni, l'assoluta semplicità di questo incontro.
Br: Mi aspettavo una vita religiosa fatta di preghiera, meditazione, ascesi, silenzio, lavoro, ritmo ordinato di vita: una vita monastica. Del resto, conoscevo solo lo stile di vita delle monache carmelitane.
Ca: Cercavo la mia strada, volevo vivere da cristiano. Cercavo il mio posto, un punto fisso, ciò per cui esistere. Nel mondo non li trovavo, quindi abbandonare tutto, per grazia di Dio, non mi è costato affatto...
Ay: Desideravo una vita autentica, l'occasione per eliminare maschere, abitudini, formalismi.
Br: Mi aspettavo uno stacco netto dalla vita precedente, dal modo di vivere del mondo.
SdC: Ma più in concreto, fratelli, cosa vi aspettavate dal Carmelo? Una qualche idea dovevate pur averla. Come lo immaginavate?
Ca: Be', veramente io non sapevo cosa fosse il Carmelo. Per me era un'esperienza tutta nuova, tutta da scoprire.
Br: La mia idea era quella di un Carmelo alquanto spirituale. Pensavo ad un carmelitano astratto, genericamente dedito alla preghiera... Tranquillità, preghiera, lavoro, soprattutto orazione.
SdC: Avevate incontrato dei carmelitani in carne e ossa, immagino.
Ca: Avevo visto i frati vivere insieme in convento a Ozieri, lavorare insieme (mi ricordo P. Graziano e P. Valerio che fanno insieme la pasta fresca in cucina). Poi apparivano uniti nel lavoro di apostolato.
Br: Ma P. Valerio non sa cucinare!
Ca: Sì che sa cucinare!
[Comincia una fitta discussione alla fine della quale i due restano esattamente della stessa opinione di partenza. Omettiamo.]
Ca: ... mi piaceva questa familiarità del vivere comune, e mi dicevo: speriamo che anche ad Arcetri ci sia una comunità che vive così, dove un fratello aiuta l'altro fratello.
Ay: Avevo una visione ideale della comunità, un luogo dove essere amato e rimanere me stesso, che non disturbasse troppo i miei progetti.
Br: Io allora non pensavo alla vita comunitaria. Semmai cercavo la possibilità di un discernimento comunitario, su cose materiali e spirituali: che cosa vuole il Signore da me in questo momento?
Ca: Sentivo il bisogno di una formazione che venisse dai rapporti umani e non dai libri. Cercavo un rapporto con un maestro "ideale" (padre spirituale, confessore, maestro), come avevo sempre desiderato. Ma mi immaginavo anche che la formazione fosse una specie di addestramento militare, intensivo e rigorosamente pianificato, a cui sottopormi passivamente.
Br: Desideravo un ambiente in cui poter parlare di cose spirituali.
Ay: Mi immaginavo una specie di famiglia perfetta, dove non succedessero le cose che succedono nel mondo (incapacità di comunicare, gelosia, formalismo, ripicche, indifferenza...).
Ca: Io ero incuriosito anche dalla teologia. Mi chiedevo: come sarà? Ti faranno imparare sfilze di dogmi a memoria?
SdC: Che stile di vita vi aspettavate di trovare?
Br: Uno stile di vita improntato alla semplicità evangelica, dove la povertà e la castità indicano chiaramente la sequela radicale di Gesù Cristo. Non volevo illudermi. Cercavo un cammino di distacco da me stesso, e volevo acquisire una maggiore libertà interiore per mezzo dell'obbedienza. Mi aspettavo un perenne rinnovamento di vita.
Ca: Cercavo tempo ed occasioni nuove per pregare, pensavo che ti insegnassero a pregare nello stile monastico, ad immergerti nell'amore misericordioso di Dio. Poi pensavo che mi spiegassero che cos'è l'orazione mentale, come si fa. Aspiravo a una vita mistica... Sentivo il bisogno di pregare, di un contatto vivo e non teorico con Dio.
Br: Ciò che mi ha condotto qui è la particolare vicinanza di Maria nella mia vita. Mi attendevo un luogo di silenzio e di raccoglimento dove ricercare l'intimità con Dio sotto il manto di Maria.
Ca: Però quando le persone che erano passate da Arcetri mi dicevano: "Sai, è un luogo di silenzio, di tanta preghiera" - io pensavo: speriamo che non siano dei cadaveri!
Ay: Anch'io desideravo un luogo dove coltivare il rapporto con Dio. Una vita pratica che si trasformasse anch'essa in preghiera.
Br: Cercavo una vita di preghiera e di sacrifici nella linea della spiritualità di Fatima. Volevo offrire la mia vita come ostia viva.
SdC: E la spiritualità carmelitana? I santi?
Ca: Praticamente non conoscevo i santi o la spiritualità carmelitana. Però avevo sentito parlare di santa Teresa di Gesù, di san Giovanni della Croce e di santa Teresa di Gesù Bambino. Avevo letto pochissime pagine di Storia di un'anima e mi aveva affascinato. Volevo conoscere il loro carisma. K poi mi ha colpito quel ritratto di Teresina che c'è nel convento di Piancastagnaio. Cercavo il "perché" del suo sorriso. Insomma, pensavo: questa qui ha capito qualcosa di fondamentale. Ci si può fidare!
Ay: Non conoscevo il carismi! di Teresa di Gesù. Invece avevo letto una biografia di Giovanni della Croce e mi aveva affascinato la sua radicalità: "Nulla, nulla, nulla". Meco, io pensavo: questo, o è stupido, o ha trovato quella "perla preziosa" che vale più di tutto il resto.
Br: Ero affascinato dall'esperienza clic traspare negli scritti dei nostri santi, soprattutto l'esperienza di Dio. In particolare sono rimasto colpito dalle opere di Teresa di Gesù Bambino, dalla semplicità del suo rapporto intimo con Gesù. Cercavo la familiarità con questi carmelitani e carmelitane additati dalla Chiesa come luce del cammino spirituale.
SdC: E l'apostolato?
Ay: Quando sono entrato pensavo a molteplici attività apostoliche da assolvere come impegno primario. Anzi, volevo essere assicurato proprio sulle opportunità pastorali che un carmelitano può avere.
Ca: Anch'io sentivo un desiderio di apostolato, soprattutto con i giovani, ma più che altro come un'occasione per mostrare le mie doti.
Br: Io invece non pensavo a questo aspetto in particolare. Avevo un generico ideale missionario: essere testimone della presenza del Signore nel mondo, così da prendere parte al Suo mandato di an-nunziare la Buona Novella della salvezza.
Ca: Poi speravo di poter rendere ragione della scelta fatta (della "speranza che è in me") a parenti e amici, anche non credenti. Speravo di essere capace di farlo.
Ay: Volevo comunicare agli altri che è possibile fare esperienza di Dio. O almeno essere in qualche modo un segno di questa possibilità.
[Il suono della campanella che annuncia la celebrazione dell'Ufficio delle Letture interrompe bruscamente il dialogo. Con un certo sollievo i tre confratelli si avviano verso il coro.]
Un animo inquieto, con le idee non necessariamente chiare (anzi!), sembra essere il punto di partenza di questa ricerca tuttora in corso. Non tanto le esperienze trascorse, più o meno belle o trauma-tiche, ma l'irrequietezza della ricerca di un di più ancora poco delineato, tanto meno da un abito carmelitano.
Avevamo tutti in comune la percezione di un forte bisogno di intimità divina che, secondo i tempi, doveva maturare ed esplicitarsi nelle forme carmelitane della comunione con Dio. Ma all'inizio questo bisogno così radicalmente contemplativo aveva ancora una fisionomia, un corpo molto simile alle nostre storie di origine. Un certo modo di vivere l'impegno cristiano, di pregare o comunque di rapportarsi a Dio si era consolidato con il tempo, facendo credere che queste maturate sicurezze costituissero il trampolino per una scelta di vita più audace, forse nella linea dell'eroismo o - ma questo era più difficile ammetterlo - della ricerca di un rifugio. La potremmo chiamare "la linea della continuità". D'altronde era molto più facile distaccarsi dalla motocicletta nuova che dal proprio uomo vecchio.
Era questo il nostro ingenuo bagaglio di aspettative. Di tutto ciò, che cos'abbiamo effettivamente trovato qui ad Arcetri? E che cosa invece di assolutamente nuovo e imprevisto ci aspettava? Come si dice, lo saprete nella prossima puntata!

gli studenti di Arcetri

Br: Ma queste cose poi le pubblicate nella rivista?
SdC: Non ti preoccupare, non con il tuo nome...

www.carmelotoscano.it