"Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme... " (Sai 132,1). Continua la rubrica "Dialoghi di Carmelitani" iniziata nel numero precedente e, questa volta, in tema c'è l'incontro con il Carmelo. Ne parlano tra di loro gli studenti e i novizi della Provincia Toscana.
Autunno del 2000, eccoci di nuovo ad Arcetri sui colli fiorentini. E' un tardo pomeriggio di metà settembre, nel giardino le foglie ingiallite dei tigli iniziano a cadere, un geco si gode l'ultimo sole della giornata sul muro del convento e il silenzio è a tratti interrotto dal canto degli uccelli. Qui
ritroveremo i tre giovani studenti carmelitani che vi avevamo lasciato la scorsa primavera: fra Aymerico il professo semplice, fra Brocardo il novizio in trasferta da Pisa e Caprasio il postulante. Il primo si sta preparando a rinnovare i voti, il secondo a professarli per la prima volta, il terzo tra qualche settimana entrerà in noviziato a Pisa e non vede l'ora di "cambiar buccia" ovvero di vestire il santo abito.
In questi mesi hanno avuto occasione di meditare a lungo sulla loro vita al Carmelo e anche di maturare nuove esperienze. Ricordiamo ancora una volta che tutto ciò che diranno sono autentiche dichiarazioni degli studenti della Provincia Toscana, montate insieme dal redattore. Questa volta poi abbiamo un'intervistatrice d'eccezione: Zanobia, una laica impegnata, studentessa di filosofia a Firenze, da anni amica della comunità e membro della fraternità, e virtuosa della chitarra alla messa domenicale delle 10. Come i tre carmelitani, anche lei è un personaggio verosimile, ma fittizio.
Zanobia: Grazie per la presentazione...
Stella del Carmelo: A proposito, Zanobia, vorresti spiegare ai lettori che cos'è la fraternità?
Za: Le domande non dovevo farle io? Comunque la Fraternità Carmelitana è un gruppo di giovani laici provenienti da varie parti d'Italia che frequentano Arcetri (molti da anni). Ogni due o tre mesi ci ritroviamo tutti qui a condividere la vita del convento per un week-end e ad approfondire la conoscenza del carisma teresiano, poi ci sono un campo invernale e uno estivo (di solito in montagna), di una settimana o più, a cui partecipano anche gli studenti. Infine le singole fraternità locali, come questa di Firenze ad esempio, cercano di incontrarsi settimanalmente durante l'anno per la lecito divina e una successiva condivisione. Nel corso degli anni è nata una bella amicizia. E questa è una delle cose che quei tre tipi laggiù hanno trovato al Carmelo...
[Indica i tre studenti appena sbucati dal chiostro. Seguono baci e abbracci, grandi feste in particolare da parte di Caprasio e altri convenevoli in stile fratesco]
Za: ...sempre a oziare, eh?
Brocardo: No, oggi il padre maestro ci ha dispensato da tutti gli uffici per le prossime due ore.
[I quattro prendono delle sedie e si siedono in cerchio all'ombra dei tigli]
Za: Allora, ormai sappiamo cosa cercavate e vi aspettavate; ma poi cos'avete trovato veramente in convento? Ne avete avuto di tempo per pensarci!
Br: Al Carmelo ho trovato quel che cercavo e che da sempre mi ha cercato: la Via la Verità, la Vita. Qui voglio viverla secondo ciò che ho professato a Dio davanti ai miei fratelli, che sono la più grande e bella scoperta e dono di Dio, e viverla in Maria con Maria e per mezzo di Maria,
Caprasio: Ho trovato molte sorprese rispetto alla mia idea di Carmelo. Per usare le parole del Santo Padre alla GMG, ho trovato un "laboratorio della mia fede" e, ampliando, della mia vocazione. E ho trovato un Caprasio vero, un Caprasio uomo.
Aymerico: Da quando entrai al Carmelo tutti i miei progetti e le mie idee sono dovute mutare radicalmente soprattutto riguardo le finalità del mio essere carmelitano. Avevo in testa un progetto tutto mio, che nessuno singolarmente era riuscito a mettere in crisi. Questo doveva iniziare ad accadere proprio qui, in una comunità di fratelli che a poco a poco si stringeva attorno a me, una comunità calda e accogliente.
Ca: Al mio arrivo scoprii una comunità che viveva o almeno cercava di vivere con gioia la vita fraterna. La dimensione della vita comunitaria è qualcosa che mancava del tutto alla mia formazione e di cui ringrazio continuamente il Signore. Non potete immaginare quanto sia importante per me adesso.
Ay: Ha avuto due effetti benefici, farmi sentire amato e accettato e, una volta guadagnata la mia fiducia, far affiorare la mia fragilità per conoscerla ed accoglierla. Ci sono voluti anni ma il Signore lavorava silenziosamente attraverso la comunità intera. Sperimentavo in varie forme l'amore con cui ero stato accettato e, per quanto fossi refrattario a nuove forme di amore e in me le strutture della ricerca dell'affetto fossero già consolidate, questa è stata la forza che mi lavorava all'interno e all'esterno.
Br: Il mio unico desiderio era coltivare il rapporto con Dio, ma ho scoperto che un mezzo necessario per giungere a Dio sono i fratelli. Sta diventando essenziale condividere con loro momenti di gioia e di tristezza e proprio la vita comunitaria è un elemento del Carmelo a cui ora non saprei rinunciare.
Za: Potreste delineare meglio questa "vita comunitaria" di cui parlate?
Ay: [sorride] È... semplicemente una vita di famiglia. Dal di fuori magari uno pensa a una caserma, stile militare. In realtà è molto più normale di quanto si pensi, si trovano delle persone normalissime, con i loro limiti, però con cui è piacevole stare insieme.
Ca: Dove si accetta l'altro così com'è. Io ero pieno di paure e non riuscivo a liberarmene perché temevo il giudizio del fratello.
Ay: Dove la tua singolarità è rispettata, ma allo stesso tempo sei portato ad essere in comunione con gli altri.
Br: In una prospettiva di grazia ora scorgo intorno a me una famiglia vera capace di amarti così come sei e che è felice e impaziente di accogliere un nuovo membro, anche se povero.
Ca: Quando sono entrato ho trovato questa comunità di fratelli e padri, era qualcosa che avevo sempre cercato e mi sono sentito come se ci avessi vissuto da sempre, anche se era un ambiente nuovo senza madri o sorelle, diverso dalla mia famiglia d'origine...
Br: Qui ad Arcetri ci sono delle sorelle! Le suore teresiane. Per me sono un simbolo, per come sono unite e non rinunciano alla loro comunione.
Ca: È vero, poi io in cucina da Sr. Margherita ho imparato moltissimo.
Br: Man mano che facevo esperienza di vita comunitaria mi accorgevo che il mio modo di vedere le cose era legato alla "formazione umana" che ti da il mondo, fatta di esteriorità e di diritti personali. Mi veniva così chiesto di rinnegarmi per andare oltre, verso una verità che sorpassa il mio orizzonte umano.
Ca: Poi dopo quest'anno di condivisioni scopri che quello che vivi all'interno del convento non è così singolare, e scopri di essere una persona utile agli altri, e che gli altri sono utili a te.
Ay: Mettere in comune le nostre risorse arricchisce tutti e tutti sono una cosa sola.
Br: Sì, però mi sembra che la nostra ricchezza non stia nel considerare mio ciò che di materiale ha il fratello, per cui se mi serve posso andare a prenderlo, ma nel fruire dei "talenti" frutto della grazia che il fratello mette a tua disposizione. Così il dire "quello che è mio è tuo" passa da una prospettiva materiale ad una spirituale, che vuole cioè arrivare all'essenza delle cose e non rimanere in superficie.
Ay: Scopri che esiste una complementarità dei carismi, dei doni, della ricchezza umana di tutti i singoli fratelli. In principio c'è il rischio di guardare a quelli del fratello con paura o invidia, ma poi ti accorgi che non siamo qui per essere in competizione né per diventare tutti uguali o tutti uniformati. Come mi scriveva un'amica, ti accorgi dei talenti che hai e che non hai. Ciascuno da il suo contributo che è ugualmente prezioso, ciascuno arriva a scoprire il suo ruolo. E soprattutto c'è una cosa che ci accomuna tutti...
Ca: Sì, come dice Padre Nazareno, "se non son matti non li vogliamo"!
Ay: [ride] ...a parte questo, l'esperienza viva di un incontro col Signore, ciascuno a suo tempo e a suo modo. Siamo così diversi per provenienza, esperienze di vita e di preghiera, mentalità... noi da soli non ci saremmo mai scelti, ma neppure incontrati! E il Signore ha riunito un gruppo di persone tanto eterogenee e gli ha proposto di scoprirsi fratelli. Possiamo solo fidarci di questa sua iniziativa.
Br: Tutte le nostre strade si sono incontrate qui, e ora vedo molto chiaramente un progetto del Signore che si concretizza insieme ai miei fratelli: conoscersi in Lui per formare un cuor solo e un'anima sola.
Ca: Mi aspetto una comunità come quella che Seneca descrive a Lucilio in una lettera: la nostra società è molto simile ad una volta di pietre, che sta su appunto perché le pietre si sostengono l'una con l'altra ed altrimenti cadrebbe.
Za: Un momento, non state descrivendo qualcosa di un po' troppo idilliaco?
Ca: No, in realtà idilliaco era ciò che mi aspettavo. Poi in questa comunità ho scoperto che a volte la realtà è meglio della fantasia. Perché è vera! Però non è qualcosa che ti succede spontaneamente senza alcuno sforzo. Devi almeno lasciarti coinvolgere.
Ay: Quando sono entrato, l'autentica chiamata del Signore che abitava nelle mie profondità non fu condizionata dalle mie fragilità; anzi, era lì in attesa di manifestarsi pienamente. Ma era necessario che mi confrontassi con i miei problemi, primo fra tutti quello di conoscermi veramente alle prese con i fratelli, di sperimentare l'amicizia oblativa. Il Signore era libero nello scegliermi, io dovevo essere liberato. Il mio, prima che un cammino di libertà è un cammino di liberazione.
Ca: Ho trovato dei fratelli che mi rompono santamente le scatole in quanto vogliono conoscermi in pieno. Il mio modo di vedere e di pensare viene "fuso" con il loro. Se su un determinato argomento io non sono pronto, c'è il mio fratello che mi aiuta a capire questo, e viceversa. Ogni tanto ci sono delle discussioni, degli scontri, che però sono utilissimi per conoscersi.
Ay: Come in un matrimonio.
Br: Non per questo bisogna andarli a cercare.
Ca: Quando non c'è mai nessun contrasto vuoi dire che ognuno sta facendo il suo cammino da solo, che manca la comunicazione.
Br: La vita fraterna è istanza di attuazione e di verifica della nostra vocazione cristiana e carmelitana. Primo passo della via di santità è la pazienza, lo disse mi pare S. Caterina da Siena, e la vita fraterna vissuta pienamente mi fa imparare questa virtù così importante. Poi nella vita fraterna il Signore mi da le occasioni concrete di mettere in pratica i suoi comandamenti: "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati" e "chi vuol esser grande si faccia servo di tutti".
Ay: Le condivisioni di fronte al Santissimo hanno sciolto molti nodi e riserve su come interpretare gli atteggiamenti dei fratelli rendendo anche possibile il libero emergere di paure, angosce, aggressività. L'effetto benefico è che posso toccare con mano che non stiamo vivendo diversamente da ciò che desidero, respiro tutti i giorni un clima di serenità pur nella difficoltà e i conflitti sono molto ben ammortizzati dalla comunità. E' un luogo più maturo di prima!
Za: Vorresti spiegare cosa sono queste "condivisioni"?
Ay: Una volta alla settimana noi studenti e il maestro ci troviamo nella cappella all'ultimo piano a dire i Vespri davanti al Santissimo esposto. Poi, per un'ora e mezza, proviamo a condividere il frutto delle nostre meditazioni sulla "lectio divina" della settimana precedente, ma anche riflessioni più esistenziali, stati d'animo del momento, problemi, esperienze recenti o della nostra vita passata... Tutto molto liberamente, non sei obbligato a dire qualcosa. Ci sono anche dei lunghi silenzi. Poi concludiamo con il Padre Nostro e la benedizione eucaristica.
Br: Al contempo non è così semplice e molte volte la disponibilità alla condivisione è minata dalla nostra fragilità umana e dal peso delle nostre ferite.
Ay: Tutto viene condiviso non per essere giudicato ma per essere accolto. E proprio quando senti di essere accettato incondizionatamente che metti in comune. Serve a conoscerci più direttamente e più a fondo che con il solo abitare sotto lo stesso tetto.
Ca: Si conoscono le storie dei fratelli, così appunto prima ancora che "amici" si diventa "fratelli", cioè persone che hanno in comune non solo il presente ma anche il passato.
Ay: Stiamo iniziando a sperimentare il Carmelo come "casa di Betania", come dice la S. Madre Teresa.
Br: Ci accorgiamo di come si compia una promessa di Gesù: "In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente... "
Za: Insomma, in convento avete trovato essenzialmente la gioia della vita fraterna.
Ay: Non solo! Questa è stata solo la prima scoperta, quella che ci ha immediatamente colpito perché più "nuova". C'è molto altro...
Br: Sono convinto che la vocazione religiosa nel Carmelo è vocazione alla comunità carmelitana. Attraverso la vita fraterna mi vengono gesti di affetto e amore fraterno che mi incoraggiano e spingono a darmi più pienamente nelle mani di Dio per il bene dei fratelli. Se mi do pienamente nella vita fraterna, sento che la Grazia dirige ogni avvenimento, sia che mi confermi sia che mi corregga, al maggior bene mio e della comunità in cui Dio mi ha posto.
Ca: A volte gli ospiti ci confidano di essere rimasti colpiti dal nostro modo di vivere insieme, che a noi ormai sembra assolutamente normale.
Ay: La vita comunitaria è alla base della vita religiosa, è irrinunciabile, ma è un punto di partenza. Non si esaurisce nel "com'è bello stare insieme". La comunità è il luogo favorevole in cui puoi cominciare a guardarti dentro con calma, con sguardo che si fa via via più limpido, con l'aiuto dei fratelli che ti fanno da specchio.
Br: Purché lo sguardo resti umile.
Ca: S. Teresa ci ricorda che umiltà è verità. Qui ti scopri povero, non ricco.
Ay: È attraverso la comunità che il Signore ci fa crescere, ci "rimodella", ci indica la possibilità concreta di un vivere in pienezza. Ma qui si aprirebbe un intero nuovo capitolo della nostra vita al Carmelo.
Za: Ancora una domanda sulla vita comunitaria; c'è qualcosa che vi manca, qualcosa che vorreste cambiare o che dovete ancora trovare?
Br: Nella vita fraterna si è sempre in cammino...
Ca: A dire il vero sì. Faccio appello a tutti i fratelli e le sorelle che vivono ormai da diverso tempo la vita carmelitana perché ci aiutino a scoprire i grandi tesori che essa racchiude. Dietro c'è anche il desiderio di sentirmi parte di una famiglia più grande. Oggi la mia famiglia sono soprattutto i giovani che con me sono in formazione e il maestro, con i quali esiste questo bellissimo rapporto di comunione che giorno dopo giorno per grazia si fortifica, ma mancano gli altri, forse un po' troppo impegnati o intimoriti dall'avere a che fare con il duro compito della formazione. Abbiamo bisogno del loro aiuto!
Ay: Chi può insegnarci cos'è il Carmelo se non loro? Confrontandoci fra noi abbiamo scoperto un comune desiderio di poter attingere alla loro esperienza di vita vissuta, alla tradizione viva, per completare la formazione che ci viene dai sacri testi...
Br: [guardando l'orologio] Mancano dieci minuti ai vespri.
Za: Un'ultima domanda. Mi aspettavo qualcosa anche sui rapporti con l'anima femminile del Carmelo, le monache carmelitane.
Ay: Lo scorso maggio alcune monache hanno passato qui ad Arcetri una settimana di formazione; quella è stata un'occasione preziosissima e del tutto inaspettata per incontrarle più da vicino. Conoscevo già solo qualcuna di loro, ma ho subito avuto la sensazione che fossero tutte mie sorelle da sempre e per sempre.
Ca: In parte conoscevo già le monache, ma ho scoperto che non sono così lontane come pensavo. Mi ha colpito moltissimo la loro semplicità e la loro familiarità. Ti senti subito a tuo agio, senti che ti capiscono e ti accolgono senza giudicarti. Anche da loro in monastero ti senti subito a casa. Pur vivendo in clausura sono le persone più libere che ho mai incontrato... Sono come delle sorelle maggiori, si interessano di noi anche se non ci vedono tutti i giorni.
Br: Sono davvero felice di averle conosciute. La fraternità con queste sorelle che ci stanno vicine con la loro preghiera e il loro affetto è un tesoro del tutto inatteso. È una grazia dello Spirito Santo che unifica nella comunione fratelli e sorelle pur separati dalle grate. "La nostra provincia, di frati e monache carmelitane, è come una grande famiglia", ha scritto Edith Stein quand'era monaca a Colonia. Sì, lo è anche la nostra provincia. È questo aspetto di famiglia che sussiste al di là delle distanze e delle grate che rende il Carmelo così ricco di gioia fraterna e di comunione.
Ca: È una famiglia che non riguarda solo un singolo monastero ma tutti i Carmeli.
Za: Sembrate tutti entusiasti. O state cercando di convincermi?
Ca: No, guarda che queste cose le decide il Signore. Lui sa essere molto più convincente...
Br: E' bello potersi confrontare con loro che vivono la dimensione contemplativa in modo totale, è un riandare alle origini per rifocillarsi e continuare con più vigore il cammino. È uno scambio che arricchisce.
Ca: Noi di sicuro. Loro non so, bisognerebbe chiederglielo.
Ay: Sono le nostre sorelle per eccellenza. Con le monache scopri subito un'intesa che non esiste con nessun altro. Penso che sia fondamentale confrontarsi con loro per la nostra formazione umana. Guardare la stessa cosa da due punti di vista diversi e complementari ti fa notare in un attimo qualcosa a cui da solo saresti arrivato forse dopo anni. C'è molto da imparare dalle loro qualità femminili: sensibilità, concretezza, intuito, delicatezza, attenzione alle piccole cose, gusto della bellezza...
[Aymerico tace, con lo sguardo perso nel vuoto e un sorriso dipinto sulle labbra. Brocardo, inflessibile, indica l'orologio]
Za: Sentite, purtroppo per oggi dobbiamo interrompere, ma mi sembra che abbiate ancora molto da raccontare. Se ci ritrovassimo fra qualche tempo per continuare la chiacchierata?
Br: Se i superiori sono d'accordo...
Con questa sviolinata finale alle nostre carissime sorelle di clausura si conclude la seconda giornata di dialoghi con gli studenti carmelitani. A quanto pare la prima sorpresa che il Signore ci ha regalato giunti in convento e stata proprio la gioia della vita di comunità. Tanto più gradita quanto più inattesa, perché nessuno di noi l'aveva mai sperimentata così a fondo. Sarà tutto vero in quest'inno alla vita fraterna? Con le parole del Vangelo, venite e vedete!
Naturalmente questo è solo l'inizio, come Aymerico ci ha fatto capire. Resta da raccontare che cos'altro abbiamo trovato al Carmelo, in primis quali sono stati gli effetti di questa vita. Si vedrà. Intanto giù nell'uliveto le olive maturano lentamente e si avvicina il momento fatidico del raccolto, la corvée più temuta di tutto l'anno arcetrense, che vede mobilitata la comunità al completo.
gli studenti di Arcetri e i novizi di Pisa
Ca: Aymerì, ma con tutta questa pubblicità credi che verrà qualche nuovo postulante?
Ay: Spero vivamente che si decida prima della raccolta delle olive.