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"Ricordati, Signore, del tuo amore"
Commento di Bruno Moriconi, ocd
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Salmo 25
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Q
uesto salmo è una preghiera talmente vera che sembra raccolta direttamente dalla viva voce di un orante e trascritta nel salterio comune, senza alcuna aggiunta, eccetto, forse, la petizione finale che estende la supplica a tutto il popolo: “Libera Israele, o Dio, da tutte le sue angosce” (v. 22).
Un alfabeto della preghiera

Anche la sistemazione “acrostica” dei versetti, ognuno dei quali inizia con una lettera dell’alfabeto, dalla prima (alef) all’ultima (tau), sebbene non proprio in perfetto ordine, indica che si tratta di un vero “alfabeto della preghiera”. Nel senso che i sentimenti vi si accavallano, come accade di fatto nella mente di chi, volendo davvero aprire il suo cuore e non semplicemente dire delle preghiere, lascia scorrere, allo stesso tempo, paura e fiducia, ma la preghiera vuole essere completa.
L’adattamento alfabetico, sia esso opera dello stesso orante nel momento in cui trascrive la sua preghiera o degli ultimi redattori del Salterio, riconosce, cioè, a questa preghiera tutta la sua dignità. È bene, dunque, con questo “a b c d e f g …” orante, lasciarsi portare dalle onde dei sentimenti che lo percorrono, tutti i sentimenti dell’alfabeto della lingua di Dio (!).
“A te, Signore, elevo l’anima mia” (v. 1), comincia a dire il salmista con il primo movimento della preghiera che consiste nell’alzare l’animo, senza dimenticare la fatica e le colpe della terra. Oscilla tra ciò che Dio ha fatto e continua a fare e il male che ha compiuto lui, ma non vacilla. Dio è colui che indica il giusto cammino (vv. 9-10) e anche coloro che avessero sbagliato non devono averne paura, perché “buono e retto è il Signore” (v. 8). “L’uomo che teme Dio” (v. 12), non si spaventa. Spera, invece, poiché “il Signore si rivela a chi lo teme e gli fa conoscere la sua alleanza” (v. 14).
Un appello al primo amore
L’uomo è soprattutto debole e peccatore, ma, avendo quel timore di Dio che è il contrario della paura, non teme di chiedere che i suoi peccati siano perdonati (v. 11). Il suo desiderio, anzi, è che il Signore si chini a guardare proprio la sua miseria e la sua pena (v. 18) e a mettere in fuga i suoi “nemici” (v. 19). Nemici che possono essere dei veri avversari, ma che possono coincidere anche con la solitudine del fedele che prega e le angosce che lo agitano a causa delle proprie colpe finché il Signore non abbia alleggerito il suo cuore. “Allevia le angosce del mio cuore, liberami dagli affanni”, chiede, infatti, ai vv. 17-18, “vedi al mia miseria e la mia pena e perdona tutti i miei peccati”.
Dal Signore l’orante vuole soprattutto misericordia, ma anche comprensione (vv. 2.19.20.21), perdono (vv. 7.11.18), e la capacità di capire per non tornare a sbagliare: “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza” (vv. 4-5). Il versetto più commovente è, tuttavia, il sesto, dove l’orante – come un amante all’amato - si permette di ricordare a Dio il suo amore: “Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre” (v. 6).
“Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava”, scrive anche il figlio di Sirach, autore del libro che prende nome da lui (Siracide), per ringraziare il Signore della sua protezione in momenti di grande difficoltà. “Mi assalivano dovunque e nessuno mi aiutava; mi rivolsi per soccorso agli uomini, ma invano. Allora mi ricordai delle tue misericordie, Signore” (Sir 51,8). Il nostro salmista fa di più. Non solo si ricorda della misericordia del Signore per affidarsi ad essa, ma prega lo stesso Signore di ricordarsene Lui stesso (!): “Ricordati, Signore, del tuo amore, della tua fedeltà che è da sempre”. Nonostante sia un povero peccatore, il grado della sua fiducia e della sua confidenza è altissimo, ed è questa la forza della sua preghiera. Il Signore, infatti, più di una madre, non potrebbe mai dimenticarsi di un figlio, come si legge nella bellissima dichiarazione di Is 49,15: “Forse che la donna si dimentica del suo lattante, cessa dall’aver compassione del figlio delle sue viscere? Anche se esse si dimenticassero, io non ti dimenticherò”.
Suggerimenti per la preghiera
Nonostante il perno del salmo sia costituito dal v. 6 appena menzionato, il punto sul quale tornare continuamente è l’inizio del salmo (“A te, Signore, elevo l’anima mia. Dio mio, in te confido: non sia confuso! Non trionfino su di me i miei nemici”). È qui, infatti, la sintesi della fede e del bisogno dell’orante che, al versetto 16, confessa di essere“solo e infelice”.
Si possono, poi, far scorrere le espressioni del bisogno, espresse negli “imperativi”, più numerosi delle stesse lettere dell’alfabeto, rivolti coraggiosamente al Signore: Non [permettere che io] sia confuso; non [lasciare che] trionfino su di me i miei nemici (v. 2); non [permettere che] chi spera in te resti deluso; [fai che] sia confuso chi tradisce (v. 3); fammi conoscere...; insegnami... (v. 4); guidami...; istruiscimi... (v. 5); ricordati... (v. 6); non ricordare i peccati...; ricordati di me (v. 7); perdona... (v. 11); volgiti a me e abbi misericordia (v. 16); allevia ...; liberami... (v. 17); vedi...; perdona... (v. 18); guarda... (v. 19); proteggimi, dammi salvezza; [fa’ che] al tuo riparo io non sia deluso (v. 20); [fa’ che] mi proteggano integrità e rettitudine... (v. 21); libera Israele... (v. 22).
Un altro fulcro di meditazione potrebbe essere la richiesta del v. 4 (“Fammi conoscere, Signore, le tue vie”). Conoscere la volontà di Dio, infatti, è uno degli scopi principali della preghiera. Così come lo è l’abbandono contenuto nella richiesta a Dio affinché, invece di ricordare le nostre colpe, si ricordi del suo amore che non può che essere per sempre (vv. 6-7). Il salmista che invoca la misericordia di Dio (v. 16), infatti, ha scoperto il vero segreto: invece di guardare alla propria miseria e solitudine, tiene i suoi occhi sempre fissi sul Signore (v. 15) sul quale ripone la propria fiducia (v. 2) e sul quale ha sempre sperato (v. 5). Per questo, ha iniziato, dicendo: “A te, Signore, elevo l’anima mia”.
Salmo 25 (24)
1 Di Davide.Alef A te, Signore, elevo l’anima mia,
2 Bet Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!
3 Ghimel Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.
4 Dalet Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
5 He Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
Vau in te ho sempre sperato.
6 Zain Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.
7 Het Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
8 Tet Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;
9 Iod guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.
10 Caf Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
11 Lamed Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.
12 Mem Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.
13 Nun Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.
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